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Si sono concluse le due giornate dedicate alla Legalità con un incontro da parte degli alunni dell'istituto Comprensivo "Guglielmo Marconi" nelle due sedi di Paternò e di Ragalna con il Generale Angiolo Pellegrini autore del libro " Noi, gli uomini di Falcone".

Giorno 12 maggio a Paternò, alla presenza delle F.F.O.O nelle persone del Commissario della Polizia di Stato di Adrano Dott. Paolo Leone, del Capitano della GdF della Compagnia di Paternò Giuseppe Todisco e del Capitano della Compagnia dei Carabinieri di Paternò Gianmauro Cipolletta.

Giorno 13 maggio a Ragalna, alla presenza del Vicesindaco Lucia Saladdino, dell'Assessore Rosita Bruno, e del Presidente del Consiglio d'Istituto Orazio Carone.

Grande attenzione al discorso del Generale da parte di ragazzi e docenti: tante le domande all'Autore, testimone e protagonista di momenti di Storia che hanno cambiato il volto della nostra amata terra. Per non dimenticare uomini che sono stati virtuosi e coraggiosi e che tanto hanno lasciato alle nuove generazioni.

"È davvero un onore accogliere il generale Angiolo Pellegrini: lo diciamo così, con semplicità, senza giri di parole. E siamo sicuri di incontrare, in tal modo, il suo gusto e la sua approvazione perché, se è vero che un libro è specchio del suo autore, allora è certo che i fronzoli, i convenevoli e le situazioni da vetrina rappresentano quanto di più distante esista dall’indole e dalle azioni del nostro generale.

E ci piace partire dal titolo: Noi, gli uomini di Falcone.

Questa bellissima frase racchiude una potenza insolita per una frase nominale – quindi senza il verbo a indicare l’azione.

Noi: il pronome si riferisce alla squadra dell’allora capitano “Billy the Kid” e al gruppo di coloro che, in anni cruenti e indimenticabili, hanno quotidianamente rischiato la vita nella lotta alla mafia, una lotta contemporaneamente condotta su più fronti: “sul campo”, per le strade; “in trincea”, con appostamenti e intercettazioni; nei “quartieri generali”, dove si tiravano le fila dei dati raccolti e si facevano congetture e si approntavano strategie, secondo un metodo che pare richiamare quello scientifico di Galileo.

Ma è un “Noi” che si rivolge, in certo senso inglobandoli, a tutti coloro che, leggendo, studiando, ricordando e operando, condividono, al di là dello spazio e del tempo, le idee di quegli uomini, facendo sì che, parafrasando parole ormai famose, continuino a camminare su gambe sempre diverse e lungo strade sempre più numerose.

Uomini, si è detto. Non è una parola qualunque, uomo/uomini. Essa ci richiama entrambi i termini latini che traduce, homo e vir. Homo, a indicare che proveniamo dalla terra; vir, invece, è l’uomo dalle spiccate qualità, in cui riluce la virtus – non a caso, la radice è la medesima –, un uomo che è un “eroe”, come è un eroe il vir di cui parla Virgilio, il nostro mitico progenitore Enea.

E qui sta il nocciolo della questione: i protagonisti delle vicende raccontate nel libro sono uomini veri, uomini virtuosi contrapposti ai “malacarne”, a quegli “uomini d’onore” che, con tragica ironia, celano dietro questa definizione di sé la più assoluta e desolante mancanza di onore e di umanità.

Ma gli uomini virtuosi sono uomini al contempo consapevoli della loro fragilità, della precarietà della vita, che per loro si manifestava con maggiore e dolorosa evidenza ogni giorno, ogni momento quasi, e che nonostante questo non hanno mai desistito dall’esercizio della virtus.

Attraverso questo noi, composto da uomini virtuosi, si giunge a Falcone. E proprio Falcone potrebbe definirsi modello di uomo virtuoso: ma, si badi bene, un uomo virtuoso, un eroe, non è creatura priva di difetti, è bensì un uomo che, conscio delle proprie debolezze, segue la sua vocazione e persegue il suo obiettivo con abnegazione e coraggio, a discapito del suo bene individuale, poiché il suo bene individuale consiste proprio nell’esercizio della virtus per il bene della collettività, in nome di un Ideale. E qui torna il doppio significato di uomo e torna pure la figura di Enea: fragilità consapevole e tenacia nell’esercizio della virtus. Una declinazione moderna e ricontestualizzata della pietas; un esempio luminoso e illuminante, che si colloca come punto di riferimento per l’uomo virtuoso di ogni luogo e di ogni tempo.

Il titolo ha pure un sottotitolo: la guerra che ci impedirono di vincere.

Ma su questo non è opportuno che parliamo noi. Possiamo solo dire che gli uomini virtuosi, gli eroi di ogni tempo, non sono mai stati particolarmente favoriti dal Fato e giammai sono stati profeti in Patria. Soprattutto, e concludiamo, porgiamo i ringraziamenti più caldi e più sinceri al generale Pellegrini: uomo virtuoso che incessantemente continua ad operare per il bene della collettività". (Prof.ssa Adriana Damico)

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